Un po' mi turba che il mio primo articolo su questo blog debba riguardare il
programma del PD sulla cultura. Ma le circostanze mi obbligano ad un commento.
Mi rendo conto che forse prima dovrei procedere ad un'auto presentazione, ma per questo ci sarà tempo. Spero.
Ebbene, veniamo al dunque.
Il punto G (punto notoriamente sensibile) della sezione 7 del programma è riservato, appunto, alla cultura.
Non è mia intenzione procedere, qui e ora, ad una disamina dei contenuti, dell'efficacia e degli obiettivi espressi dal programma del PD per la cultura.
Mi limito a far notare agli estensori che per indicare quelli che loro chiamano, con un triplo axel linguistico, logico e giuridico, "beni testamentari del nostro glorioso passato" ci si poteva meno ambiziosamente rifare, chessò, alla definizione contenuta all'articolo 9 della Costituzione (...patrimonio storico e artistico della nazione), o a quella data dalla Commissione Franceschini e contenuta nelle vigenti leggi di tutela (testimonianze materiali aventi valore di civiltà). O più semplicemente chiamarli beni culturali (che la sintesi, diceva un mio professore, è sempre un punto d'arrivo). E magari scantonare, con grazia, noncuranza e tatto, sul "nostro glorioso passato".
Senza con questo voler soffocare la creatività degli autori.