babele

Aprile 2008 Archives

Probabilmente è inopportuno scrivere un post su quanto è appena accaduto e su quanto è possibile accada tra dieci giorni. Ma se uno non ci scrive queste cose, il blog che lo ha a fare?

Non voglio fare un'analisi e tanto meno una riflessione sul voto (che certe riflessioni si dovrebbero fare prima delle elezioni e non dopo). Metto solo insieme qualche pensierino.

Allora. Un dato di fatto è che dal 1994 ad oggi nessun governo è stato riconfermato in questo paese.

L'altro dato di fatto è che l'Italia in questa contingenza storica è un paese di destra ed è un paese profondamente intimorito dall'intraprendere e dall'addentrarsi seriamente nei cambiamenti, nell'innovazione, nella sperimentazione di nuove strade. Non dall'affacciarsi sul nuovo, ma dall'immergercisi.

Gli italiani, poi, sono moralisti nel senso che sono molto più preoccupati del rispetto di valori astratti che non dei comportamenti individuali e delle responsabilità di ciascuno nei confronti degli altri e del futuro.

Credo, ho l'impressione, che questa abitudine a bocciare i governi - a prescindere dal colore politico - sia fortemente legata all'incapacità di progettare il proprio futuro e di una tendenza a valutare e giudicare unicamente in ragione di quello che qui e ora mi irrita o mi fa sognare.

Il fatto che questo paese abbia una visione miope del proprio futuro lo dimostra che in Italia un tassinaro guadagna più, ha maggiori certezze e più tutele di un ricercatore universitario. Non ho quasi nulla contro i tassinari (se non fosse che a Roma sono uno dei gruppi di potere più arroganti e garantiti). Considero solo che il loro apporto all'innovazione e allo sviluppo del paese non è comparabile con quello di chi si occupa di ricerca o di formazione. E questo la dice lunga sul senso di responsabilità che questo paese presta al suo futuro.

Poiché la divaricazione tra valori dichiarati e comportamenti è spaventosamente ampia e poiché il concetto della responsabilità personale è quanto mai labile e etereo, l'idea di progettualità a media o addirittura lunga scadenza è quasi assente dalla prospettiva della maggioranza (e non mi riferisco alla maggioranza politica ma ad una maggioranza trasversale).

L'Italia sembra un paese in grado di cimentarsi nel cambiamento solo a seguito di veri e propri cataclismi (la guerra, tangentopoli ecc) e comunque sempre rincorrendo l'emotività (paura, rivalsa, rabbia, invidia) e non la ragione.

Con gli stessi criteri si decide nella cabina elettorale ogni paio d'anni. C'è sempre tempo per pentirsi. E poi pentirsi del pentimento. E così via. All'infinito.

E intanto il futuro si allontana.

Pensierino

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Se il leader del Popolo delle libertà continua con queste dichiarazioni, inizierò ad avere paura di me stessa.