babele

Maggio 2008 Archives

ma a me la soddisfazione di molti per l'aumento delle visite ai musei sembra un pochino fuori luogo. Mi riferisco agli articoli apparsi a proposito della pubblicazione del Dossier Musei che il TCI pubblica annualmente. Si parla di quasi venticinquemilioni di visitatori nei 30 istituti più visitati d'Italia contro i quasi 24milioni dell'anno precedente. 
Ai numeri puri possiamo far dire qual che vogliamo. Quindi proviamo a riflettere prima di entusiasmarci. 
Parliamo qui dei 30 musei più attrattivi dell'intera penisola. Penisola che assomma quasi 60 milioni di abitanti e un'ottantina di milioni di turisti ogni anno...
Secondo le stime il turismo culturale in Italia pesa per il 25 per cento del totale: diciamo 20 milioni di persone che giungono convinti e combattivi per visitare musei e chiese. Vuoi che almeno un museo non lo vadano a vedere?

Ma aggiungiamo altri dati. Il totale dei visitatori degli istituti statali per il 2007 raggiunge circa 34 milioni di unità (che ovviamente non vanno sommate ai precedenti venticinqiemilioni) che vanno ripartiti su 400 istituti: ottantacinquemila visitatori a istituto. Se poi dividiamo il numero di visitatori medio per i giorni di apertura annui (diciamo 300 per cautela) ecco che ci scappa un dato imbarazzante: ciascun museo statale accoglie, mediamente, ogni giorno 283 visitatori. 
Non dimentichiamo che ci sono sempre quei venti milioni di scapestrati dei turisti culturali che  girano spasmodicamente per monumenti, musei e abazie. E poi ci sono i piccoli studenti che che sono condotti a visitare il locale museo. E che se i nostri musei statali hanno trentaquattromilioni di visitatori il merito in gran parte è dei turisti.

Lo so che sto scoprendo l'acqua calda. Ma diciamo una volta per tutte che gli italiani che per libera scelta e per diletto decidono di andare a visitare un museo, quei luoghi che dovrebbero contribuire a formare, incrementare e radicare l'identità delle popolazioni, sono uno sparuto e monotono manipolo di abitué. 

La prossima volta mi soffermerò sulla qualità media delle visite.

Ebbene, abbiamo un nuovo ministro per i beni e le attività culturali.

Bondi sembra un signore conciliante dalle interviste che ha rilasciato ai quotidiani immediatamente dopo la nomina. Personalmente la chiamata di grandissimi intellettuali o di esponenti del mondo dello spettacolo, non riesco a leggerlo come una garanzia.

Per esperienza personale so che non basta essere ottimi artisti, grandi pittori, letterati insigni per essere anche accettabili amministratori. E il Ministero per i beni e le attività culturali non è la Scuola d'Atene ma un ministero con un paio di decine di migliaia di addetti.

Ma i giochi sullo spettacolo, sul cinema e sui beni culturali si faranno sul terreno delle scelte politiche rispetto all'organizzazione e all'autonomia, al ruolo pubblico, all'attenzione che si darà al pluralismo dell'offerta, allo stimolo e al sostegno della domanda e alla crescita culturale dei cittadini. E naturalmente ai finanziamenti per il settore. Fermo restando, continuo ad essere convinta, che decuplicare i finanziamenti non risolverebbe i problemi della cultura: tutto al più risolverebbe solo i bisogni dei produttori di cultura. Il che non esaurisce e neanche soddisfa le finalità pubbliche di finanziamento alla cultura.

Se non si riflette (e si agisce, ed esattamente con questa successione) sulla necessità di far crescere le competenze culturali dei cittadini, ho l'impressione che il semplice aumento dei finanziamenti non scioglierà il nodo delle politiche culturali in questo paese.

 

Ma abbiamo anche un Ministro ombra dei beni culturali. Si chiama Vincenzo Cerami. In campagna elettorale,  nel ruolo di responsabile cultura del PD, non ha detto molto. Dopo la nomina a Ministro ombra non ha esternato.

Probabilmente ha un piano segreto che preferisce non rivelare...