Leggo con interesse l'articolo pubblicato ieri sul Riformista e firmato da Gabriella Carlucci, Deputato della Repubblica.
L'onorevole Carlucci scrive di come la cosiddetta "sindrome Berlusconi" dilaghi anche nella discussione parlamentare in tema di cultura e di come, nello specifico, i deputati dell'opposizione non abbiano accolto con il necessario e dovuto entusiasmo la (re)introduzione del Tax Credit. La deputata rimprovera anche ad una "certa sinistra" un inopportuno reagire alle azioni di policy making del ministro Bondi che verrebbe demonizzato a prescindere da ciò che determina. Ella invita, in perfetta coerenza con quanto scrive, l'opposizione ad un "dialogo serio, profondo, onesto ispetto al <<governo dellacultura>> in Italia".
Qualche chiosa e un paio di riflessioni. Di più non mi permetto.
Innanzi tutto, come Carlucci ha accennato, il Tax Credit è stato introdotto dalla Finanziaria 2008 del Governo Prodi, voluto dal Ministro Rutelli. La norma è stata successivamente abrogata, a meno di 6 mesi dalla sua approvazione, dal Governo Berlusconi per la forte volontà del Ministro Tremonti. Che l'opposizione sia soddisfatta della reintroduzione, che conferma la giustezza della sua previsione, è un fatto; che l'opposizione stessa debba innalzare un monumento a Bondi, Tremonti, Berlusconi e Letta per il loro generoso mecenatismo, è tutto da discutere. Che il governo debba riconoscere che abrogandola ha compiuto una scelta sbagliata, sarebbe ragionevole.
Rispetto al Policy Making di Bondi, direi che è difficile che riesca a suscitare eccitazione, meraviglia o appassionati panegirici. Neanche dimenticando che da quando dirige il dicastero per i beni e le attività culturali la capacità di spesa del settore è stata mutilata di circa il 15 per cento. In cosa consistano le azioni di positivo policy making di Bondi, a parte il continuo vagheggiamento ad una bellezza salvifica ma non meglio definita e che non si sa come debba essere diffusa o imposta sulle brutture della modernità, non è stato, per altro, ancora chiarito dall'ufficio stampa del Ministro e neanche da Carlucci.
In tema di dialogo mi viene da chiedermi: ma i tagli al MiBAC, quelli alla scuola e all'Università, l'oggettiva riduzione delle capacità di funzionamento delle università (e non vado oltre per non parere troppo puntigliosa) sono state oggetto di dialogo con l'opposizione? Se così fu, non mi è noto. E non è noto ad alcuno dell'opposizione.
Le riflessioni. So che il rischio di ripetermi è molto concreto. Ma i miei (pochi ma graditissimi) lettori avranno pazienza.
La riduzione del 6,78 per cento della parte corrente della tab. C del MiBAC, l'azzeramento dell'autorizzazione di spesa per il restauro archeologico dei teatri, il dimezzamento delle spese per il Centro del libro e della lettura, la liquidazione del fondo per il ripristino del paesaggio e dell'incremento dei contributi per le istituzioni culturali (già gravemente vessate), a cui si deve aggiungere la grave limitazione del turnover nelle università oltre i tagli di decine di migliaia di cattedre nella scuola fanno pensare ad un progetto molto nitido e preciso finalizzato a condurre definitivamente il paese nella recessione culturale.
Una politica che prima toglie finanziamenti e contributi e che poi li ottria secondo criteri che si basano sulla "bellezza" delle produzioni è una politica che cerca di creare non consenso o egemonia culturale, ma semplicemente nepotismo, clientele di sorda stupidità, subordinazione, soggezione e prodotti culturali di infima qualità. E' una politica che esclude il paese dalla competizione mondiale che oggi si svolge sul piano della creatività libera, della conoscenza diffusa, della competizione dei talenti. Creatività, conoscenza e talenti dei quali, in questo scorcio di legislatura, non sembra il Governo abbia avuto alcuna cura e che le azioni di policy making del ministro Bondi e del ministro Gelmini non sembrano aver preso in considerazione.
Non si tratta, per quanto mi concerne di sindrome della demonizzazione di Berlusconi. Faccia attenzione Lei, però, a non cadere preda della sindrome della santificazione del suo capo del governo.
E permetta a me e a tanti altri, onorevole Carlucci, di non essere entusiasti.
