Insieme al calcio, credo che i beni culturali siano uno dei temi su cui chiunque si sente in diritto di propinare ricette salvifiche. Con la differenza che se al calcio sono dedicate almeno un paio di pagine tutti i giorni su qualunque quotidiano, lo stesso concetto di bene culturale è oscuro alla maggioranza.
Da commentare c'è principalmente l'articolo del Ministro Bondi a proposito della nomina di Mario Resca a "supermanager dei musei".
L'antefatto è noto e ne ho scritto un paio di giorni fa.
Ora il ministro decide di spiegare a noi mortali quale sia il progetto, l'idea, la strategia celata dietro alla sua autocratica decisione.
Mi limiterò a fare alcune riflessioni su quanto il ministro e Resca vanno affermando da alcuni giorni.
Il numero dei musei ad esempio. Il ministro parla di circa 4000 musei compresi quelli diocesani.
Proporrei al minstro di aggiungere anche quelli francesi per arrivare alla cifra tonda di 5000.
Eh si, perché qui, a quanto pare, si parla non di musei che pertengono allo Stato italiano, ma di un nebuloso insieme di musei insistenti sul territorio italiano: diocesani, comunali, regionali e provinciali. Perché al Ministro non può sfuggire che i musei statali italiani sono circa 400. Non di più.
O forse il Ministro si riferisce all'insieme di tutti i cosiddetti istituti di cultura: oltre ai musei quindi, archivi, biblioteche, monumenti nazionali etc.
Il secondo punto riguarda la ormai trita concorrenzialità con la Francia e la tremenda circostanza per cui nessuno dei nostri musei entra nella classifica dei primi 10 musei più visitati: capisco che è sempre doloroso non riuscire ad entrare nella Champions League.
Ma esaminiamo la questione con un po' meno superficialità. Iniziamo col dire che il Louvre di Parigi, pietra di paragone tradizionale ha un budget annuo di circa 140 milioni di euro. Non è un errore di digitazione: 140 milionicini annui.
Ci sa dire il Ministro quanti musei italiani godono dello stesso budget? Possiamo dirlo noi: NESSUNO!
Inoltre. Il sistema mueale francese e quello italiano non sono paragonabili perché se oltralpe prevale un sistema di grandi e grandissimi musei (che attirano grandissimi numeri di visitatori) l'Italia gode di un sistema di musei molto diffuso che vede accanto a musei di grandissima attrattività anche musei medi e piccoli.
Prendiamo Roma. Nessuno dei musei che compongono l'offera romana raggiunge le cifre del Louvre (quasi 7 milioni di visitatori nel 2007), ma la somma dei loro visitatori raggiungeva nel 2004 quasi 12 milioni e mezzo di unità (con una forte tendenza alla crescita).
Il Ministro e il suo superconsulente dovrebbe facilmente comprendere che se il sistema è diverso, le risorse sono diverse, il tipo di offerta è diversa, i risultati saranno molto diversi. Incomparabili direi.
Potremmo dilungarci ancora ma preferisco affrontare un ultimo tema. Quello del prestito delle opere.
Innanzi tutto consiglierei a tutti la lettura dell'intervento scritto da Alessandra Mottola Molfino sulle pagine di Patrimonio sos.
Due cose vorrei sottolineare. La prima è l'insanabile aporia tra la volontà di far crescere il turismo culturale in italia e il parallelo progetto di affittare all'estero al migliore offerente le opere d'arte dei musei italiani. Salta agli occhi che se non ci sono le opere d'arte la ragione stessa del viaggio culturale viene a cadere.
Inoltre: il Louvre, ferme restando le acutissime osservazioni fatte da Mottola Molfino, più che aver affittato alcune opere allo sceicco di Abu Dhabi, ha aperto un ufficio di promozione negli Emirati Arabi. Non ha, cioé, messo il cartello "fittasi" sulla Bagnante di Valpincon di Ingres ma ha aperto una "succursale" in un paese che offre in cambio denaro.
La Francia sta conquistando il mercato arabo. Non si sta facendo comprare dagli emiri del petrolio.
E poi c'è il problema del denaro che, eventualmente, dovrebbe essere incamerato. Perché forse al minstro sfugge che i musei italiani non sono dotati di autonomia e che quindi, gli introiti dell'affitto della Primavera di Botticelli non entrerebbero nelle casse degli Uffizi ma sarebbero assorbiti dalle più nebulose casse dello Stato. Per semplificare: se li prende Tremonti, che tuona contro la globalizzazione ma poi globalizza i nostri beni culturali.
Ecco. Io ho l'impressione che fino ad ora dal ministero siano giunte strategie da bar dello sport e che il ministro abbia semplicemente chiamato un suo amico che lavora alla Simmenthal (chi si ricorda di Quelli della Notte mi capirà) che dovrebbe avere la soluzione dei problemi della nazionale di calcio.
PS
Magari, poi, anche pensare qualche azione per sostenere e incrementare il consumo culturale interno non sarebbe male.

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