Mario Resca, 64 anni, già amministratore delegato della Mc Donald's Italia e Presidente del Casino di Campione di Italia, sarà il probabile futuro "capo dei musei statali italiani". Voluto dal ministro Bondi, tra i suoi compiti ci sarà anche quello di creare "nuovo valore aggiunto all'arte".
E' superfluo dire che il dott. Resca non ha alcuna esperienza nel campo della cultura (con l'eccezione di Mondadori... che caso).
Tutto questo sarebbe l'occasione di un post pervaso di (facile) ironia.
Ma forse basta la notizia.

Cara Rita, certo non si può dire che la tentazione della facile ironia non pervada anche me, ma cercherò di trattenermi. Soprattutto perché la faccenda è molto seria. Senza voler neanche lontanamente mettere in discussione il curriculum del Dott. Mario Resca, che è un curriculum pesante, mi limito ad osservare che, fossi in lui, ci penserei bene ad accettare l’incarico di super direttore generale di tutti gli “Istituti e luoghi della cultura” di appartenenza statale (vedi articolo 101 del Codice dei Beni Culturali e del paesaggio”). Ci penserei per ragioni di metodo e di merito. Prima questione: nell’articolo del 24 Ore uscito oggi a firma di Cherchi, si legge che la decisione di creare questo nuovo ufficio dirigenziale sarebbe coerente con le indicazioni di riduzione della spesa per il personale statuite dal DL 112/2008 (la famosa manovra finanziaria estiva). Ora, a meno che non siamo nella sfera dei miracoli, pare strano che le spese per le risorse umane diminuiscano cooptando un nuovo manager esterno all’Amministrazione statale dei beni culturali. E perciò viene spontaneo sospettare che si stia decidendo di sottrarre ad altri uffici centrali e periferici del Ministero le loro competenze per assegnarle a questo nuovo ufficio. Tanto più che si dice che la nuova Direzione generale svolgerà le “funzioni e i compiti non attribuiti alle direzioni regionali ed ai soprintendenti di settore”. E quali sarebbero queste competenze residuali? Oggi non ci sono, ma potrebbero esserci domani, se, come sembra trasparire da questa ambiguità, la creazione della nuova Direzione si tradurrà, di fatto, in una nuova, ulteriore riorganizzazione dell’intera struttura ministeriale. E qui si arriva al merito: in tempi in cui non si fa altro che parlare di qualità professionale e di meritocrazia nella pubblica amministrazione, deve essere sfuggito che l’espressione “soprintendente di settore” non è un semplice abbellimento linguistico di cui si ammantano gli addetti dello Stato ai beni culturali. Voglio proprio diventare antipatica e dire che essere archeologo non necessariamente è lo stesso che essere storico dell’arte; anche se l’uno e l’altro sono intellettualmente e culturalmente preparati e competenti, ciascuno ha la propria specializzazione. Per questo le soprintendenze statali sono specializzate in settori diversi; perché quello dei beni culturali pare proprio essere un campo vasto e tentacolare! Qui, invece, ci troviamo di fronte ad una struttura che può acquisire nuove opere per musei, gallerie e pinacoteche: se ne deduce che chi sarà chiamato a questo compito saprà, senza dubbio e contemporaneamente, valutare e confermare la datazione di un vaso etrusco, stimare l’opera di un pittore contemporaneo, assicurarsi che una certa scultura si stata eseguita effettivamente dal Canova, e via così, di competenza in competenza. Ma c’è di più: pare che il nuovo ufficio sarà incaricato di elaborare programmi di ricerca sulla catalogazione e l’inventariazione dei beni – in barba alla competenza scientifica dell’Istituto centrale del catalogo unico; di decidere sul rilevante interesse culturale e scientifico delle mostre; di dettare gli indirizzi per il rilascio dell’attestato di libera circolazione dei beni – lo sapevate che la circolazione dei beni è regolata dal Codice dei Beni culturali e da trattati e norme europee ed internazionali? -; di decidere sul prestito nazionale ed estero dei beni, nonché di coordinare e vigilare l’attività dell’Istituto centrale per la demoetnoantropologia e dei poli museali. E’ possibile che nessuno abbia reso edotto il Ministro sul fatto che gli Istituti Centrali del suo Ministero sono organi eminentemente scientifici, creati apposta per avere l’autonomia di stabilire gli indirizzi scientifici della tutela e della valorizzazione dei beni a seconda del settore di competenza? E che proprio in base a quegli standard operano tutti gli altri uffici del Ministero per la salvaguardia e la conservazione del patrimonio culturale? Il tutto condito dalle competenze che il nuovo ufficio svolgerà in materia di valorizzazione, dove per valorizzazione si intende il creare un “valore aggiunto” dall’arte. Ma (cribbio!) c’è il caso che l’arte sia di per sé un valore aggiunto. Si tratta di cosa ben diversa dallo sviluppo e la qualità dei servizi aggiuntivi.
Insomma, mi sa che per un incarico così arduo sarebbe meglio chiamare Clark Kent!