Dicembre 2008 Archives
«Qualche volta mi è capitato che mi si chiedesse in che cosa
consistesse precisamente il mio lavoro e alla mia risposta: "di fatto mi occupo
di studiare leggi e provvedimenti normativi in genere", ho colto in chi mi
ascoltava sguardi che tradivano un sentimento misto di spavento e umana
comprensione. Ma chi mi ascoltava era ignaro del fatto che, talvolta, tra gli
estensori di atti normativi si nascondono veri e propri talenti comici, innati
e inconsapevoli, che farebbero invidia persino a Peter Sellers!
Così ieri mi dedico alla lettura del Decreto-legge 185/2008, che tutti già conoscono come decreto salva-crisi del Governo, pubblicato sul sito del Governo e su quello del Parlamento italiano, oltre che, naturalmente sulla Gazzetta Ufficiale del 29 novembre 2008. Prima di passare alla descrizione del pezzo comico, mi permetto di ricordare che, trattandosi di un provvedimento d'urgenza, il decreto, almeno per i 60 giorni entro i quali deve essere convertito in legge dal Parlamento, è già vigente. Leggendo, leggendo, giungo all'articolo 23. Titolo: "Detassazione dei microprogetti di arredo urbano o di interesse locale operati dalla società civile nello spirito della sussidiarietà". La rubrica assegnata all'articolo ha un tono affabile ed attraente: uno immagina subito un piccolo villaggio, incorniciato da un meraviglioso paesaggio agreste e, vicino alle casette, gruppetti di operosi cittadini che, a spese proprie, ma sollevati dagli oneri fiscali o amministrativi (come l'odiosa occupazione di suolo pubblico) si prendono cura delle aiuole e degli spazi di tutti. Piazzette e stradine rese "belle" e fruibili con decori di fiocchetti. E poi si cambiano le lampade della pubblica illuminazione, si ripara la buca sul piano stradale, si erige un chioschetto nuovo, nuovo per la vendita delle crepesTutto nello «spirito» della sussidiarietà. Perché bisogna sapere che la sussidiarietà è uno "spirito" di gruppo liberamente interpretabile e non, come qualcuno ha creduto per troppo tempo, un principio condiviso dell'organizzazione della vita sociale e politica. Ma quali siano i parametri per distinguere un "microprogetto" da una vera e propria opera (pubblica o privata?) di interesse locale, non si sa. L'importante è che il gruppo di volenterosi cittadini proponga al Signor Ente Locale un progetto di "pronta realizzabilità", indicandone i costi ed i mezzi di finanziamento, senza oneri per il Signor Ente medesimo.
Il Signor Ente Locale, a questo punto, "provvede alla proposta" fornendo prescrizioni ed assistenza e, se è proprio necessario, coinvolge eventuali soggetti, enti ed uffici interessati. Solo se è necessario: d'altra parte perché mai bisognerebbe scomodare il Signor Ufficio tecnico del comune, che magari quel giorno proprio non se la sente di rispondere al telefono, solo perché il gruppo di volenterosi cittadini organizzati ha deciso di mettere delle belle fioriere proprio nel centro, che so, della Via Portuense? E a proposito del gruppo di cittadini organizzati: come si organizzano? A chi è assegnata la capacità dell'agire giuridico? Chi è il responsabile dell'esecuzione dei lavori sotto il profilo civile e penale? Non si sa.
Il Signor Ente Locale, poi, può, ma non è obbligato, a predisporre un regolamento sulla materia. E già: questo perché l'ignoto estensore ha studiato e sa che l'urbanistica ed il governo del territorio sono materie di competenza delle regioni e degli altri enti di governo territoriale e quindi lo Stato non può regolamentare un bel niente.
Ma che accade se il Signor Ente Locale non risponde alla proposta del gruppo organizzato di cittadini? (a proposito, secondo voi i "CUCS" della Roma, sono un gruppo organizzato di cittadini con un interesse locale in comune?). Accade che passati due mesi dalla "presentazione della proposta" (che non si sa a chi di preciso vada indirizzata: ma i cittadini organizzati possono scrivere semplicemente Comune di Roma, Campidoglio) la proposta stessa si intende approvata e autorizzata. Ma non vi illudete, non sarà tutto semplice; perché da quel momento qualunque sia il progetto presentato, il "gruppo proponente" deve iniziare i lavori entro 6 mesi e finirli entro i successivi 24. Geniale! Così anche i cittadini comuni sapranno finalmente che cos'è e che vuol dire assumersi una responsabilità pubblica! E che succede i cittadini associati non terminano i lavori entro 24 mesi? Mollano tutto e se ne tornano a casa? Non si sa. Ma d'altra parte in un'ottica di delegificazione mica si più andare troppo per il sottile...
E non è finita qui: mettiamo che gli "interventi" riguardino beni sottoposti a tutela storico-artistica o paesaggistico-ambientale: in questo caso l'esecuzione dell'opera è subordinata al rilascio del parere o dell'autorizzazione richiesti dalle disposizioni di legge vigenti. "Si applicano in particolare le disposizioni del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490". Mannaggia! peccato che il Dlgs 490/1999 sia stato abrogato dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio del /2004.
E poi. I cittadini organizzati, diciamo che decidono di
sostituire gli alberi della strada sotto casa mia e i cespugli di pitosforo con
alberi del pane o con dei pratici baobab e con delle decorative spalliere di
Cephalotus follicularis. A causa della regola del silenzio assenso, io (e
ciascuno di noi) rischio di ritrovarmi i vecchi e cari tigli sradicati, la
strada bloccata per 3 mesi e la via Casilina trasformata in un simpatico
sentiero dell'Australia sud occidentale.
Un altro gruppo di cittadini organizzati potrebbe decide, invece, di riconvertire il sistema dei parcheggi di piazza Bologna in percorsi faunistici. Oppure immaginate le lotte senza quartiere tra i cittadini organizzati di via Tiburtina (che vogliono arredare la strada in stile tirolese) in acerrima lotta con quelli di via dei Sardi che vogliono invece un arredamento urbano in stile classico (cestini per i rifiuti sormontati da frontoni, pali della luce scanalati come colonne doriche e panchine decorate con bassorilievi). E finalmente ci siamo liberti dai lacci dell'arredamento coordinato delle città. La fantasia al potere finalmente: cittadini volenterosi: unitevi!».
