babele

Dicembre 2008 Archives

Io credo che molti dei sostenitori della riforma Bondi e della necessita dell'introduzione del supermanager si basino su motivazioni davvero risibili se non addirittura stupide. E questo, in molti casi, non per stupidità endogena degli scriventi, ma a causa della tipica superficialità con la quale si affrontano le questioni che non si conoscono. 
Mi riferisco all'articolo di Giordano Bruno Guerri apparso oggi su Il Giornale e ripreso dal blog dell'autore.
Il filosofo identifica il punto nodale della crisi del sistema della tutela italiana nel fatto che nella classifica dei musei del mondo gli Uffizi si trovino solo al 21° posto.
E questo malgrado "...disponiamo di un flusso turistico enorme, nonché di beni artistici in qualità e quantità superiori a tutto il resto del mondo messo insieme...".
Come sono solita farei un paio di osservazioni. 
La prima riguarda qualità e quantità dei beni conservati in Italia. Non sarò certo io a negare la meraviglia della Nascita di Venere di Botticelli o del ritratto di Lucrezia Panciatichi del Bronzino, ma non capisco la ragione per cui dovrei mettere questi capolavori in gara di bellezza con il polittico di Gand di Van Eyck i con i disegni viennesi di Durer. Non siamo a Miss Italia. Non è necessario fare gare di bellezza. Tanto meno si possono fare classifiche di importanza a meno di non stabilire che esistono culture superiori e culture subordinate. E questo senza scomodare il relativismo culturale.
Altra questione, già affrontata più volte, riguarda la quantità di questi beni. Innanzi tutto la consistenza straordinaria davvero del patrimonio culturale italiano riguarda non tanto il patrimonio musealizzato quanto quello diffuso sul territorio. E comunque fino a quando non conoscerò l'omino che ha fatto i conti dei beni mondiali, non mi piegherò a questo metodo di valutazione tutto quantitativo.

Infine il drammatico problema della mezza classifica.
Vero. I musei italiani, con l'eccezione dei musei Vaticani che sono parte dell'offerta culturale romana anche se appartengono ad uno stato estero, non riescono a rientrare nella Top Ten. 
Per fortuna dico io. Eh si. Perché, facendo i conti della serva, il Louvre riesce a fare i suoi bei 8 milioni e 300 mila visitatori annui grazie ad una superficie espositiva di oltre 60mila metri quadrati. 
Il museo degli Uffizi invece con i suoi 6100metri quadrati conta 1milione e 600mila visitatori. Un decimo della superficie espositiva e più di un quarto dei visitatori non mi sembra un cattivo risultato. Al contrario. Mi sembra un risultato straordinario specie considerando che, mi ripeto, il Louvre ha un budget di 140 milioni di euro l'anno. Gli Uffizi invece proprio no. 
Sia chiaro che lo stesso calcolo lo si potrebbe fare per i Musei Capitolini e il Metropolitan di NY, per la Galleria Borghese e la National Gallery e così via.
Io penso con orrore all'ipotesi che gli Uffizi possano quintuplicare i propri visitatori: file chilometriche alle biglietterie, doppi sensi di circolazione nelle sale, custodi muniti di fischietto regolamentare per dirigere le masse di visitatori, tariffe a tempo per le opere più importanti. Un incubo, non trova?

La produttività dei musei italiani, visto che è questo il piano su cui Guerri e molti altri hanno impostato la discussione, è altissima considerando le componenti materiali ed economiche in cui operano.
Certo, si potrebbe anche, a questo punto, decidere di fare un unico grande museo mettendo insieme gli Uffizi, i Capitolini, la Galleria Borghese e collocarlo in un nuovo edificio vicino ad un centro commerciale ben collegato alle stazioni ferroviarie. Così gli edifici originari potrebbero essere, finalmente, riutilizzati per finalità economicamente più vantaggiose.

Ma anche così, mi sa tanto che i visitatori non riuscirebbero ad aumentare.


Segnalo la geniale iniziativa della Confederazione Italiana Archeologi di sabato 13 dicembre al Colosseo (Roma eh...) alle 11.00.

Un Archeotrivial che, per protestare contro le modalità di espletamento del concorso del MiBAC, racconta (perché la realtà è più incredibile della fantasia) dei test a risposta multipla che sono stati "comminati" ai candidati per i posti di funzionari archeologi, storici dell'arte etc presso lo stesso MiBAC.

Rettifica: a causa della pioggia ARCOTRIVIAL SI TRASFERISCE a Palazzo Massimo, Largo di Villa Peretti, 1 (a Stazione Termini). Sempre alle 11.00.
Mi raccomando....






Ieri mattina un gruppetto di persone e qualche giornalista si sono incontrati all'Accademia di San Luca a Roma per presentare il risultato della petizione contro l'affidamento del sistema dei musei statali (ma dopo la modifica del decreto, l'intero patrimonio culturale) ad un super manager. Che, sia detto per inciso, non ha alcuna competenza tecnico scientifica specifica.
In una decina di giorni quel gruppetto di persone ha raccolto, attraverso il passaparola, circa 7000 firme.
La cosa che stupisce di più scorrendo la lunga lista dei firmatari è che oltre ai grandi nomi, oltre agli esponenti mondiali della tutela, ci sono tantissime persone qualsiasi: studenti, impiegati della telecom, medici, pensionati, musicisti, missionarie laiche, avvocati, cittadini. 
Ieri mattina nel corso dell'incontro si è parlato di tante cose, alcune prevedibili, altre meno. 
Si è parlato molto della assordante silenzio della politica e in specie dell'opposizione. 
Si è parlato dell'arte e dell'architettura contemporanea che escono marginalizzate e umiliate dalla nuova (ennesima) riforma del MiBAC.
Si è parlato del ridicolo, antistorico (e quindi pericolosissimo) ritorno alla dizione di "antichità e belle arti".
Ma quello che echeggiava sopra a tutto era la sensazione nitida della solitudine. 

Intanto, mentre con una mano appronta tutto per affittare a canoni salati i beni culturali (ops! le antichità e le belle arti) italiani, il ministro Bondi, lancia la Davos della cultura da tenersi in Italia. Un forum mondiale sulla cultura da tenersi già il prossimo anno (capperi che velocità). 
A parte il fatto che mi sembra si tratti di uno scippo bello e buono nei confronti del lavoro iniziato a Napoli per organizzare un Forum mondiale per la cultura nel 2013.
Ma quello che stupisce di più è la straordinaria vuotezza dell'annuncio e di molti commenti.
Ovviamente c'è stato chi ha dichiarato che, visto che l'Italia ha la metà dei capolavori mondiali, essa è sede naturale di ogni iniziativa sui beni culturali. 
Fermo restando che non ho mai capito chi diamine sia l'omino che ha contato tutti i capolavori mondiali e che poi ha calcolato le percentuali da attribuire a ciascun paese, non credo che allo stato atuale l'Italia sia nelle condizioni di poter dare lezioni sulla tutela e la valorizzazione della cultura. 
Ammesso che siano italiani la metà dei "capolavori", non è italiana la migliore percentuale di investimento nel settore. Non è in Italia che si mettoni in campo le politiche più efficaci per la valorizzazione e per la fruizione. Non è italiano il governo più attento alla tutela e alla conservazione dell'integrità fisica del patrimonio culturale. Non è questo il paese in cui si offre maggiore attenzione alle professionalità tecniche e scientifiche. Non è l'Italia il paese in cui i cittadini sono i più attivi fruitori di musei, siti culturali, biblioteche ecc.
Non è l'Italia il paese con il migliore ministro della cultura.






Con Ale abbiamo concepito e pubblicato:

«Qualche volta mi è capitato che mi si chiedesse in che cosa consistesse precisamente il mio lavoro e alla mia risposta: "di fatto mi occupo di studiare leggi e provvedimenti normativi in genere", ho colto in chi mi ascoltava sguardi che tradivano un sentimento misto di spavento e umana comprensione. Ma chi mi ascoltava era ignaro del fatto che, talvolta, tra gli estensori di atti normativi si nascondono veri e propri talenti comici, innati e inconsapevoli, che farebbero invidia persino a Peter Sellers!

Così ieri mi dedico alla lettura del Decreto-legge 185/2008, che tutti già conoscono come decreto salva-crisi del Governo, pubblicato sul sito del Governo e su quello del Parlamento italiano, oltre che, naturalmente sulla Gazzetta Ufficiale del 29 novembre 2008. Prima di passare alla descrizione del pezzo comico, mi permetto di ricordare che, trattandosi di un provvedimento d'urgenza, il decreto, almeno per i 60 giorni entro i quali deve essere convertito in legge dal Parlamento, è già vigente. Leggendo, leggendo, giungo all'articolo 23. Titolo: "Detassazione dei microprogetti di arredo urbano o di interesse locale operati dalla società civile nello spirito della sussidiarietà".  La rubrica assegnata all'articolo ha un tono affabile ed attraente: uno immagina subito un piccolo villaggio, incorniciato da un meraviglioso paesaggio agreste e, vicino alle casette, gruppetti di operosi cittadini che, a spese proprie, ma sollevati dagli oneri fiscali o amministrativi (come l'odiosa occupazione di suolo pubblico) si prendono cura delle aiuole e degli spazi di tutti. Piazzette e stradine rese "belle" e fruibili con decori di fiocchetti. E poi si cambiano le lampade della pubblica illuminazione, si ripara la buca sul piano stradale, si erige un chioschetto nuovo, nuovo per la vendita delle crepesTutto nello «spirito» della sussidiarietà. Perché bisogna sapere che la sussidiarietà è uno "spirito" di gruppo liberamente interpretabile  e non, come qualcuno ha creduto per troppo tempo, un principio condiviso dell'organizzazione della vita sociale e politica. Ma quali siano i parametri per distinguere un "microprogetto" da una vera e propria opera (pubblica o privata?) di interesse locale, non si sa. L'importante è che il gruppo di volenterosi cittadini proponga al Signor Ente Locale un progetto di "pronta realizzabilità", indicandone i costi ed i mezzi di finanziamento, senza oneri per il Signor Ente medesimo. 

Il Signor Ente Locale, a questo punto, "provvede alla proposta" fornendo prescrizioni ed assistenza e, se è proprio necessario,  coinvolge eventuali soggetti, enti ed uffici interessati. Solo se è necessario: d'altra parte perché mai bisognerebbe scomodare il Signor Ufficio tecnico del comune, che magari quel giorno proprio non se la sente di rispondere al telefono, solo perché il gruppo di volenterosi cittadini organizzati ha deciso di mettere delle belle fioriere proprio nel centro, che so, della Via Portuense? E a proposito del gruppo di cittadini organizzati: come si organizzano? A chi è assegnata la capacità dell'agire giuridico? Chi è il responsabile dell'esecuzione dei lavori sotto il profilo civile e penale? Non si sa. 

Il Signor Ente Locale, poi, può, ma non è obbligato, a predisporre un regolamento sulla materia. E già: questo perché l'ignoto estensore ha studiato e sa che l'urbanistica ed il governo del territorio sono materie di competenza delle regioni e degli altri enti di governo territoriale e quindi lo Stato non può regolamentare un bel niente.

Ma che accade se il Signor Ente Locale non risponde alla proposta del gruppo organizzato di cittadini? (a proposito, secondo voi i "CUCS"  della Roma, sono un gruppo organizzato di cittadini con un interesse locale in comune?). Accade che passati due mesi dalla "presentazione della proposta" (che non si sa a chi di preciso vada indirizzata: ma i cittadini organizzati possono scrivere semplicemente Comune di Roma, Campidoglio) la proposta stessa si intende approvata e autorizzata. Ma non vi illudete, non sarà tutto semplice; perché da quel momento qualunque sia il progetto presentato, il "gruppo proponente" deve iniziare i lavori entro 6 mesi e finirli entro i successivi 24. Geniale! Così anche i cittadini comuni sapranno finalmente che  cos'è e che vuol dire assumersi una responsabilità pubblica! E che succede i cittadini associati non terminano i lavori entro 24 mesi? Mollano tutto e se ne tornano a casa? Non si sa. Ma d'altra parte in un'ottica di delegificazione mica si più andare troppo per il sottile...

E non è finita qui: mettiamo che gli "interventi" riguardino beni sottoposti a tutela storico-artistica o paesaggistico-ambientale: in questo caso l'esecuzione dell'opera è subordinata al rilascio del parere o dell'autorizzazione richiesti dalle disposizioni di legge vigenti. "Si applicano in particolare le disposizioni del testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490". Mannaggia! peccato che il Dlgs 490/1999 sia stato abrogato dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio del /2004.

E poi. I cittadini organizzati, diciamo che decidono di sostituire gli alberi della strada sotto casa mia e i cespugli di pitosforo con alberi del pane o con dei pratici baobab e con delle decorative spalliere di Cephalotus follicularis. A causa della regola del silenzio assenso, io (e ciascuno di noi) rischio di ritrovarmi i vecchi e cari tigli sradicati, la strada bloccata per 3 mesi e la via Casilina trasformata in un simpatico sentiero dell'Australia sud occidentale.

Un altro gruppo di cittadini organizzati potrebbe decide, invece, di riconvertire il sistema dei parcheggi di piazza Bologna in percorsi faunistici. Oppure immaginate le lotte senza quartiere tra i cittadini organizzati di via Tiburtina (che vogliono arredare la strada in stile tirolese) in acerrima lotta con quelli di via dei Sardi che vogliono invece un arredamento urbano in stile classico (cestini per i rifiuti sormontati da frontoni, pali della luce scanalati come colonne doriche e panchine decorate con bassorilievi). E finalmente ci siamo liberti dai lacci dell'arredamento coordinato delle città. La fantasia al potere finalmente: cittadini volenterosi: unitevi!».

...oggi è nata Lavinia, bellissima e piena di futuro.
Io sono la sua orgogliosa e commossa zia.