Ci scuserà Pessoa per l'uso improprio (ed ironico) del titolo, ma sembrava adatto.
Ho evitato per l'intero finesettimana di leggere la lettera di Bondi a Il Foglio a proposito della Giornata dello Spettacolo presso il Quiranale dello scorso 12 novembre. Ma poi ci sono cascata...
I contenuti della lettera del Ministro sono quelli che sono: attori, registi, teatranti sono servi, accattoni, schiavi e, sopprattutto, irridenti verso di lui che, incompreso, tenta di liberarli dal loro stato di schiavi attraverso la previsione di leggi che "non contempleranno più la posa prona, il servaggio, l'accattonaggio dell'artista al politico". Quasi si pente, poi, di aver reintegrato il Fus (e quindi di non aver seguito il consiglio di Brunetta di chiudere i rubinetti) visto che attori e registi non sono mossi dal fuoco dell'arte ma da un "pregiudizio politico ostinato".
Bene, questi i fatti.
Una notazione per iniziare. Non so bene cosa abbiano fatto Giovanna Mezzogiorno e Massimo Ranieri per apparire irridenti nei confronti di Bondi e servili verso il Presidente della Repubblica. A pensar male si potrebbe dire che forse il Ministro abbia sofferto di non essere lui stesso fatto segno di sufficienti dimostrazioni di rispetto e di adeguate genuflessioni. Ma questo a pensar male.
D'altro canto, se dimostrazioni di rispetto sono comportamento congruo nei confronti di un ospite, lo sono a maggior ragione nei confronti del Presidente della Repubblica. Ma anche queste sono questioni di lana caprina.
Il tema vero, quello che motiva il titolo di questo post, sono le affermazioni circa le previsioni di leggi che libereranno gli schiavi dal loro stato di servaggio. Bondi/Spartacus, tuttavia, non ci spiega quali siano le risolutive proposte di legge che ha presentato fino ad oggi in Parlamento o in Consiglio dei Ministri..
A quanto risulta, l'unica proopsta di legge che affronta le questioni dello spettacolo attualmente all'esame del Parlamento è la proposta di legge quadro sullo spettacolo dal vivo: AC 136 Carlucci e abbinate (C. 459 Ciocchetti, C. 769 Carlucci, C. 1156 Ceccacci Rubino, C. 1183 De Biasi, C. 1480 Zamparutti, C. 1564 Giammanco, C. 1610 Zazzera, C. 1849 Rampelli, C. 1935 Caparini e C. 2280 Goisis).
Se poi l'Abramo Lincoln di piazza del Collegio Romano si riferisce al Tax Credit va ricordato - ancora una volta - che quel provvedimento fu voluto dal Ministro Rutelli, successivamente soppresso dal Governo Berlusconi e infine reintegrato dopo le proteste degli schiavi in questione. Ma di estensione del Tax Credit e Tax Shelter alle attività dello spettacolo dal vivo ancora non se ne vede traccia.
Proposte di legge quadro sul cinema non mi pare siano state presentate dal Minstro e il settore continua a vivacchiare secondo meccanismi che, nella sostanza, risalgono ad una settantina di anni fa.
Fino ad oggi l'attività di questo governo si è sostanziata in un'altalena di tagli e concessioni di parziali reintegri di fondi. E, lo sa bene il Ministro, sono le regole certe che liberano i cittadini (teatranti o meno) dalla schiavitù e dalla dipendenza dalla politica, e non le concessioni o i favori.
Perché le parole del Mininstro rivelano una grave contraddizione, quasi un lapsus, laddove si scaglia contro "l'accattonaggio dell'artista al politico" e poi scrive che forse sarebbe dovuto pentire di aver reintegrato il FUS.
Perché se da un lato l'ammontare del Fus non dovrebbe dipendere dall'umore del Ministro o dalla sua irritazione nei confronti di attori o saltimbanchi (chè questo è il modo di creare soggezione), d'altra parte i finanziamenti allo spettacolo non sono semplicemente una dazione ad alcune categorie, ma un modo di sostenere un'attività di cui fruiscono, prima di tutti i cittadini. E questo non può essere il prodotto della buona volontà o della buona disposizione del ministro o del governo.
Infine una riflessione sul metodo. Le leggi, le regole, le cornici all'interno delle quali gli addetti si muovono, non sono prodotte dalle categorie stesse, ma sono definite dalla politica e dai governi. Se questo governo, e gli altri prima di esso, non sono stati in grado di dar vita ad un sistema capace di selezionare i soggetti destinatari dei contributi, la colpa, mi spiace dirlo, non è degli addetti, ma della politica e dei governi. Poi, non c'è dubbio, che il mondo dello spettacolo ci ha messo del suo.
Ma il Ministro non è una vergine guerriera che combatte contro le ingiustizie.
Perché o si è parte della soluzione o si è parte del problema.
E Bondi non sembra essere parte della soluzione.
Ho evitato per l'intero finesettimana di leggere la lettera di Bondi a Il Foglio a proposito della Giornata dello Spettacolo presso il Quiranale dello scorso 12 novembre. Ma poi ci sono cascata...
I contenuti della lettera del Ministro sono quelli che sono: attori, registi, teatranti sono servi, accattoni, schiavi e, sopprattutto, irridenti verso di lui che, incompreso, tenta di liberarli dal loro stato di schiavi attraverso la previsione di leggi che "non contempleranno più la posa prona, il servaggio, l'accattonaggio dell'artista al politico". Quasi si pente, poi, di aver reintegrato il Fus (e quindi di non aver seguito il consiglio di Brunetta di chiudere i rubinetti) visto che attori e registi non sono mossi dal fuoco dell'arte ma da un "pregiudizio politico ostinato".
Bene, questi i fatti.
Una notazione per iniziare. Non so bene cosa abbiano fatto Giovanna Mezzogiorno e Massimo Ranieri per apparire irridenti nei confronti di Bondi e servili verso il Presidente della Repubblica. A pensar male si potrebbe dire che forse il Ministro abbia sofferto di non essere lui stesso fatto segno di sufficienti dimostrazioni di rispetto e di adeguate genuflessioni. Ma questo a pensar male.
D'altro canto, se dimostrazioni di rispetto sono comportamento congruo nei confronti di un ospite, lo sono a maggior ragione nei confronti del Presidente della Repubblica. Ma anche queste sono questioni di lana caprina.
Il tema vero, quello che motiva il titolo di questo post, sono le affermazioni circa le previsioni di leggi che libereranno gli schiavi dal loro stato di servaggio. Bondi/Spartacus, tuttavia, non ci spiega quali siano le risolutive proposte di legge che ha presentato fino ad oggi in Parlamento o in Consiglio dei Ministri..
A quanto risulta, l'unica proopsta di legge che affronta le questioni dello spettacolo attualmente all'esame del Parlamento è la proposta di legge quadro sullo spettacolo dal vivo: AC 136 Carlucci e abbinate (C. 459 Ciocchetti, C. 769 Carlucci, C. 1156 Ceccacci Rubino, C. 1183 De Biasi, C. 1480 Zamparutti, C. 1564 Giammanco, C. 1610 Zazzera, C. 1849 Rampelli, C. 1935 Caparini e C. 2280 Goisis).
Se poi l'Abramo Lincoln di piazza del Collegio Romano si riferisce al Tax Credit va ricordato - ancora una volta - che quel provvedimento fu voluto dal Ministro Rutelli, successivamente soppresso dal Governo Berlusconi e infine reintegrato dopo le proteste degli schiavi in questione. Ma di estensione del Tax Credit e Tax Shelter alle attività dello spettacolo dal vivo ancora non se ne vede traccia.
Proposte di legge quadro sul cinema non mi pare siano state presentate dal Minstro e il settore continua a vivacchiare secondo meccanismi che, nella sostanza, risalgono ad una settantina di anni fa.
Fino ad oggi l'attività di questo governo si è sostanziata in un'altalena di tagli e concessioni di parziali reintegri di fondi. E, lo sa bene il Ministro, sono le regole certe che liberano i cittadini (teatranti o meno) dalla schiavitù e dalla dipendenza dalla politica, e non le concessioni o i favori.
Perché le parole del Mininstro rivelano una grave contraddizione, quasi un lapsus, laddove si scaglia contro "l'accattonaggio dell'artista al politico" e poi scrive che forse sarebbe dovuto pentire di aver reintegrato il FUS.
Perché se da un lato l'ammontare del Fus non dovrebbe dipendere dall'umore del Ministro o dalla sua irritazione nei confronti di attori o saltimbanchi (chè questo è il modo di creare soggezione), d'altra parte i finanziamenti allo spettacolo non sono semplicemente una dazione ad alcune categorie, ma un modo di sostenere un'attività di cui fruiscono, prima di tutti i cittadini. E questo non può essere il prodotto della buona volontà o della buona disposizione del ministro o del governo.
Infine una riflessione sul metodo. Le leggi, le regole, le cornici all'interno delle quali gli addetti si muovono, non sono prodotte dalle categorie stesse, ma sono definite dalla politica e dai governi. Se questo governo, e gli altri prima di esso, non sono stati in grado di dar vita ad un sistema capace di selezionare i soggetti destinatari dei contributi, la colpa, mi spiace dirlo, non è degli addetti, ma della politica e dei governi. Poi, non c'è dubbio, che il mondo dello spettacolo ci ha messo del suo.
Ma il Ministro non è una vergine guerriera che combatte contro le ingiustizie.
Perché o si è parte della soluzione o si è parte del problema.
E Bondi non sembra essere parte della soluzione.
