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Contro i Bronzi di Riace

Memore di una lezione collettiva con due colleghi tenuta la scorsa primavera all'Università della Calabria, ho seguito con attenzione il recente dibattito sulla stampa a proposito dell'eventuale traasferimento dei Bronzi di Riace per provvedere ad alcuni restauri.
La stampa regionale, gli amministratori di Reggio Calabria, la politica locale, la popolazione si è fieramente opposta all'eventualità ottenendo, alla fine, che i Bronzi rimangano in sito e che gli eventuali restauri si effettuino in loco.
Bene, male? Non lo so. Non saprei dire se fosse più opportuno trasferirli per qualche mese a Firenze o a Roma o se invece sia possibile intervenire con la medesima efficacia anche a Reggio.

La questione è diversa e concerne la vera e propria isteria collettiva che si produce in Calabria ogni volta che si parla dei Bronzi di Riace.
Opere di grande (grandissimo) interesse archeologico e storico artistico, sono diventati un'allegoria, un simbolo per tutti i calabresi. E come spesso accade per i simboli, il loro significato vero, si è andato a perdere dietro a sensi e logiche che pochissimo hanno a che fare con i Bronzi intesi come testimonianza della cultura antica.
Allora. Il museo archeologico di Reggio Calabria ha avuto nel 2008 poco più di 130 mila visitatori. Pochi, pochissimi: una quantità ridicola specie se confrontata alla esibita attenzione di amministratori, politici, popolazione e studenti. Specie se pensiamo che la Calabria conta circa 2 milioni di abitanti e che quindi, poco più del 5 per cento di quei tifosi hanno deciso di perdere mezz'ora per andare a vedere i due monumentali bronzi. Per tacere del fatto che Reggio Calabria di abitanti ne conta poco meno di 800 mila e che, quindi, neanche un reggino su 6 ha trovato il tempo per andare a far visita ai due ospiti di Riace.

Malgrado tutto questo, in Calabria non si parla altro che dei Bronzi. Magari ci si dimentica della straordinaria teoria di siti archeologici (Sibari, Monasterace, Vibo, Capo Colonna, Scolacium, Punta Alice ecc.) delle decine di castelli normanni, aragonesi e svevi che resistono (a fatica) all'assalto della speculazione edilizia, delle basiliche e delle cattedrali, dei musei che punteggiano la regione, ma i Bronzi sono sulla bocca di tutti. Non li si conoscono tanto quanto non si conosce il resto della regione, ma se ne chiacchiera tanto.

I Bronzi sono un elemento drammaticamente perturbante nella gestione (o almeno tentativo di gestione) del patrimonio culturale calabrese. Sono l'alibi, il tema che distrae da tutto il resto.
Ai due poveri Bronzi sono state attribuite abilità salvifiche per l'economia, il turismo e la cultura della regione. Si è fatto credere (e si è voluto credere) che la loro semplice presenza potesse vivificare l'intero sistema. A prescindere da un sistema turistico precario, dalla carenza di investimenti, dalla devastazione delle coste, dalla speculazione edilizia, dalla mancanza di un bacino di utenza locale. A prescindere da tutto si è posta sulle spalle (che sono pure ben solide) dei due bronzi la responsabilità del (ri)lancio turistico della Calabria.
Ci sarebbero tante considerazioni da fare sul fatto che i due Bronzi non appartengono ai soli calabresi, ma all'intera umanità, che non sono patrimonio calabrese ma nazionale. O sul fatto che neanche i due ragazzi di Riace sono eloquenti e autoevidenti. E' necessario conoscere la loro storia (quella che si conosce ed è stata studiata almeno), il contesto culturale da cui provengono, la tecnica di esecuzione e così via. Altrimenti si corre il rischio del feticismo, che essi diventino idoli apotropaici e non testimonanze.

Il Ministro Bondi ha stabilito che non siano portati altrove per essere restaurati. E tutti sono contenti. I due Bronzi, impropria sineddoche del patrimonio culturale della Calabria, sono salvi nel loro museo (tristi e solitari). La Calabria ha vinto. Il patrimonio culturale calabrese, no.

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3 Comments

assolutamente concordo con lei prof!!!qui in calabria purtroppo, a partire dai politici, non si fa nulla per valorizzare le cose belle della mia regione!!indubbiamente i bronzi sono di grandissimo valore archeologico e storico artistico ma non bisogna soffermarsi solo a loro!!!!come sottolineavo nella mia tesi, se si ricorda, abbiamo insediamenti ... Visualizza altroarcheologici come sibari che sono una ricchissima testimonianza della nostra cultura che va tutelata e protetta.è stato elaborato uno studio di fattibilità per far si che sibari venga candidato come sito patrimonio dell'unesco anche perchè soddisfa ben 4 criteri previsti dalla Convenzione di parigi del 1972.questo può significare tanto per la calabria in termini di crescita culturale ed economica.sibari merita la candidtaura visto che costituisce una sorta di mito dell'antichità la cui memoria si è perpetuata nel tempo e che la calabria ad oggi non ha alcun sito nella lista Unesco!!leppure alcune associazioni hanno protestato temendo che l'inserimento di sibari nella lista significhi limitare lo sviluppo urbanistico dell'area circostante, già ricca di villaggi turistici!!non capiscono invece che sono proprio loro che con la speculazione e l'abusivismo edilizio deturpano il paesaggio e bloccano la crescita culturale ed economica di una regione che fatica a crescere!questo è una vergogna!!per non palare poi di gerace altro sito molto importante per le peculiarità del paesaggio e dell'architettura che meriterebbe l'inserimento come sito protetto dall'unesco!!!Questo mio commento vorrebbe solo far prendere coscienza dell'immensità di tesori, oltre ai Bronzi, che vengono troppo spesso dimenticati da chi invece li dovrebbe utilizzare per dare alla nostra regione il lustro e l'importanza che si merita!

concordo con lei prof!Purtroppo a Reggio pensano che sia in città che al museo siano le uniche cose da far vedere e da vedere.Ormai, ci nascondiamo dietro di loro,sono due simboli alquanto tristi di una città che ancora non si sente parte di una nazione...Sarei curiosa di sentire almeno una volta il parere dei Bronzi...:)

Nulla da eccepire sulle Sue considerazioni, che condivido totalmente se prese così come sono, culturalmente parlando. Ma, oltre al pericolo della deriva feticista che pure esiste, è un'altra cosa essere reggini o parlare dei reggini quando reggini non lo si è. Non vuole essere quel che segue nè un alibi nè un patetico tentativo di ritrito vittimismo, ma una oggettiva e reale istantanea dello "status vivendi" del reggino medio che i Bronzi non ha visto. Molto semplicemente la situazione è questa: Catanzaro, appropriatasi indebitamente del capoluogo, continua con i propri politici a perpetrare sistematicamente scippi e spoliazioni di ogni sorta ai danni di Reggio, cosa che prima o poi scaturirà o in una auspicabile separazione dal resto della regione (peraltro straniera a tutti i reggini per idioma, radici, cultura e distanza) o in una nuova rivolta. Sotto quest'ottica va vista e compresa la strenua difesa dei Bronzi, frutto sicuramente dell'ognoranza di tutti noi, comunque memori delle pregresse lungaggini nel restituirli dopo i primi restauri e del maldestro e irriguardoso tentativo dell'ex governatore Chiaravalloti che, senza nulla spiegare ai reggini, da buon catanzarese, ne voleva decidere la clonazione, ompedita poi da un referendum cittadino. Lei, ne sono sicuro, ed il cognome lo indica, non è calabrese. E, come tutti, identifica il reggino al resto della regione che, ripeto, ignora totalmente Reggio e non ha mai elencato nulla del nostro patrimonio come patrimonio dei calabresi, men che mai i Bronzi. Dei "separati in casa" quindi. Il problema è molto articolato, ma forse l'analisi dello stesso potrebbe portare a una solidarietà maggiore nel comprendere il perchè di tali, apparentemente discutibili, comportamenti. Il disappunto, mi creda, è un sentimento che se viene alimentato di continuo, può (e personalmente ne sarei felice) recidere qualunque laccio si cerchi di imporre.

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